Parto naturale, in casa, letture consigliate, piano del parto: qualche idea per una gravidanza consapevole

Parto naturale, in casa, piano del parto

Come scrivevo qui, Iris e’ nata con parto naturale in casa. Quando racconto la sua nascita negli occhi del mio interlocutore traspare un misto di approvazione e paura: si legge la stima molto spesso per il coraggio che io e il mio compagno abbiamo avuto, ma anche la perplessità “perche’ se poi succedeva qualcosa?”.
Quel qualcosa non e’ successo, ma piuttosto posso con orgoglio dire che il mio parto e’ stato un momento meraviglioso, un momento di cambiamento da dentro, quel cambiamento che avevo letto nel libro meraviglioso di Verena Schmidt “Venire al mondo e dare alla luce”, che consiglio a tutte le future mamme, sia che si decida per il parto naturale in casa, che non.

perche’ partorire a casa? Altre volte mi sono sentita chiedere, “Ma perche’ partorire in casa? Quale differenza potrà mai esservi tra un parto casereccio e uno in ospedale?”.
Può essere anche nessuna se si parte dal presupposto che come donne siamo in grado di vivere pienamente il nostro parto e qualsiasi cosa avvenga in quel momento. Se si e’ donne che, in  tutta serenità, hanno voglia di mettersi in gioco ascoltando il proprio corpo e il proprio dolore che ci porterà nostro figlio. Se si e’ donne che si prendono la responsabilità di quel momento senza delegare a niente e nessuno il proprio parto. Se non si ha paura che qualcuno o qualcosa possa interferire con un momento che e’ nostro e del nostro bambino. In tal caso, nessuna differenza.

Io, invece, avevo una storia difficile con la mia nascita: nata con la ventosa, lesione al nervo ottico, allontanata dalla mamma subito, riportata lavata e pulita come si usa in ospedale.
Quel modo di venire al mondo, per me, non e’ stato un granche’: lo so per i percorsi personali che ho fatto. E’ un imprinting mancato, un primo sguardo mai avvenuto, un dolore alla testa che mi prende ancora oggi ogniqualvolta vedo un film dove nasce un bambino. Forse penserete che sono esagerata… ecco se pensate questo, allora potreste farvi raccontare la vostra nascita e fermarvi a riflettere.
Perciò non volevo che anche mia figlia venisse alla luce così, desideravo per lei una nascita non violenta, pacifica: sulla nascita non violenta vi consiglio un altro testo bellissimo di Frederick Leboyer “Per una nascita senza violenza”, e dello stesso autore un bel libro, compreso di cd con esercizi pratici e vocalizzi, che insegna alle donne a partorire: “L’Arte di Partorire”.
Una nascita pacifica per me significava un luogo tranquillo, musica soft, candele, oli essenziali, il mio compagno e la mia ostetrica, casa mia: niente luci di ospedale, protocolli… e così e’ stato.
Volevo vedere i suoi occhi nei miei appena fuori; volevo abbracciarla immediatamente, attaccarla al seno, farle sentire che il mondo in cui era arrivata e’ un mondo buono tutto sommato. Volevo che sentisse il mio odore e la voce che aveva sentito in pancia. Volevo che si sentisse a casa con la sua mamma e il suo papà.
Così e’ stato. Ho tenuto fino alla fine e mia figlia e’ nata a casa con la lotus birth di cui scriverò a breve un post.

Ho scritto questo post per raccontare ancora della mia esperienza, spesso molte mamme sono restie, nonostante il loro desiderio sia una nascita così. Fa sempre bene leggere di qualcuno che lo ha fatto, che ci crede e che tiene il fine dei propri desideri.
Ho scritto questo post anche per consigliarvi qualche lettura: oltre a quelle già citate, un libro bellissimo che consiglio a prescindere dalla gravidanza o no e’ “La Prima Ferita” di Willi Maurer, “L’Agricoltore e il Ginecologo” di Michel Odent (grandissimo ginecologo e ostetrico che divulga l’importanza di nascite senza violenza), “Sono qui con te” di Elena Balsamo.
Anche su facebook troverete gruppi molto interessanti per avere informazioni sul parto in casa– uno tra tutti Gravidanza e Parto attivo gestito da professionisti competenti – o su come poter stilare il piano del parto da consegnare al proprio ospedale: il piano del parto e’ un documento che si stila insieme al proprio marito o compagno ed ha valore legale, e’ un documento dove si dichiara quello che si desidera e quello che non si desidera, compresa epidurale, peridurale, ossitocina sintetica e altri aiutini. A questo link potete trovare un’idea di testo per stilare il vostro piano del parto.
Infine, ci tengo a lasciarvi questo link al sito dell’associazione Nascere in Casa dove potrete trovare, oltre a tante informazioni e risposte a dubbi frequenti, anche i contatti delle ostetriche che aderiscono al progetto più vicine a casa vostra.

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Elimination communication, una questione di comunicazione anche con la pipì e la popò

elimination communication, via il pannolino, come togliere il pannolino

Avete mai sentito parlare di elimination communication?
Questa pratica di spannolinamento precoce viene dagli States, in Italia e’ stato scritto un bel libro per Edizioni Terra Nuova, ‘Senza Pannolino’.
L’autrice Laurie Boucke sostiene la comunicazione con il proprio bambino fin dalla nascita anche nel frangente pipì e popò: al terzo figlio Laurie non ha più voluto saperne di pannolini ed ha testato questo metodo che mette nelle condizioni il bambino di rendersi conto che la pipì e la popò si possono fare non solo nel pannolino, seppur lavabile, ma anche in altri luoghi.

Il controllo dello sfintere fino ai 2 anni circa non c’è, ma quello che si vuole ottenere non e’ il controllo dello sfintere, bensì l’ascolto del piccolino per portarlo alla consapevolezza delle proprie azioni in modo amorevole e sicuro.
I bambini che seguono l’ec da appena nati, entro l’anno e mezzo si spannolinano da soli, e già a un anno riescono a riconoscere e chiamare la pipì appena fatta.
Quello che si vuole incentivare, quindi, e’ la comunicazione tra madre e figlio: mi sento di sconsigliare l’ec se si e’ troppo stressati e stanchi, se si vuole ottenere qualcosa dal bambino, se l’intenzione con la quale lo si fa e’ togliere il prima possibile il pannolino.
L’elimination communication lo si fa per comunicare col proprio figlio, assecondando i suoi bisogni e necessità. Punto.

Come si fa l’elimination communication
Se siete interessati ad approfondire l’argomento, vi consiglio di leggere il libro ricco di esperienze di altri genitori.
Ma volendo riassumere per sommi capi il tutto, direi che si può fare per punti:
* Si sceglie il modo di far fare pipì e popò al bimbo: io ho scelto il vasino, ma si può optare per il lavandino o il gabinetto tenendolo con le gambine a ranocchia. Ho trovato il vasino molto pratico, ovviamente va usato da quando il bambino sa stare ben seduto.
* Si scelgono delle paroline da ripetere ogniqualvolta il pupo fa i bisogni: le mie sono, molto fantasiosamente, ‘pipì’ e ‘popò’. Canto anche una canzoncina quando Iris sta sul vasino.
* Prima di iniziare si monitorano i tempi del bambino per almeno una settimana; quante volte fa pipì al giorno? A che intervalli? E la popò? Si segna su un foglio di carta e tendenzialmente si porta il bambino in bagno a seconda dei tempi riscontrati.
* Si osserva se il bambino, prima di fare la cacca o la pipì, segnala in qualche modo l’arrivo: Iris ad esempio quando poppa, cambia il modo di succhiare se le scappa la cacca.
* Durante la poppata spesso i neonati fanno pipì: si può anche allattare sul vasino.
* Quando si e’ in casa si incoraggia la nudità, ossia pannolino zero o ciripà molto leggeri. Potrebbe fare la pipì in giro, ma pazienza. Se non ve la sentite di affrontare anche questo punto, potete comunque tenere il pannolino.
* L’ec fuori casa: ci sono mamme che fanno ec anche fuori casa, al bar e in treno, portandosi via dei contenitori e tenendo il bimbo in posizione a ranocchia. Io non me la sono sentita, faccio ec parziale, ossia solo a casa e ovviamente dai parenti, ma all’interno di una casa.
* L’ec di notte: anche qui la scelta sarà tutta vostra. Ci sono genitori che svegliano il proprio bimbo la notte per cambiarlo, lo stesso vale per l’ec, possiamo svegliare il bambino per fargli fare la pipì. Anche qui io non me la sono sentita, e preferisco per adesso non svegliarla (neppure per cambiarla).

Questi sono i punti cardine da osservare, insieme a tanto tanto ascolto e pazienza.
Nel primo mese di vita di Iris abbiamo fatto ec: la stendevo sul letto con sotto dei teli assorbenti e impermeabili e lei faceva subito cacca! Poi la stanchezza fisica mi ha fatto demordere, ma ho ripreso al sesto mese della bambina, quando stava seduta e ho potuto iniziare l’uso del vasino.
Iris apprezza il vasino, e’ diventato un nostro momento di gioco e scherzo, mentre aspettiamo la pipì e la popò. Diciamo che sono anche fortunata, perche’ la mia bambina e’ un orologio svizzero e la cacca la fa sempre alla stessa ora. Un po’ più dura con la pipì, ma io tento lo stesso. Se non vuole stare sul vasino, ovviamente non insisto e la tiro subito su.
Ormai la cacca la fa sempre nel vasino, e sembra quasi che aspetti quel momento per farla. Se scappa la fa anche nel pannolino, ma rari sono i casi.

Succede poi, certe volte, che ci sia tra me e lei una comunicazione sottile: mi arriva una voce in testa, un pensiero, che a lei scappa la pipì o la popò, andiamo in bagno, sul vasino e… Non sbagliamo mai!

Se volete altre informazioni su l’ec potete scrivermi a giu.landini@gmail.com