Parto naturale, in casa, letture consigliate, piano del parto: qualche idea per una gravidanza consapevole

Parto naturale, in casa, piano del parto

Come scrivevo qui, Iris e’ nata con parto naturale in casa. Quando racconto la sua nascita negli occhi del mio interlocutore traspare un misto di approvazione e paura: si legge la stima molto spesso per il coraggio che io e il mio compagno abbiamo avuto, ma anche la perplessità “perche’ se poi succedeva qualcosa?”.
Quel qualcosa non e’ successo, ma piuttosto posso con orgoglio dire che il mio parto e’ stato un momento meraviglioso, un momento di cambiamento da dentro, quel cambiamento che avevo letto nel libro meraviglioso di Verena Schmidt “Venire al mondo e dare alla luce”, che consiglio a tutte le future mamme, sia che si decida per il parto naturale in casa, che non.

perche’ partorire a casa? Altre volte mi sono sentita chiedere, “Ma perche’ partorire in casa? Quale differenza potrà mai esservi tra un parto casereccio e uno in ospedale?”.
Può essere anche nessuna se si parte dal presupposto che come donne siamo in grado di vivere pienamente il nostro parto e qualsiasi cosa avvenga in quel momento. Se si e’ donne che, in  tutta serenità, hanno voglia di mettersi in gioco ascoltando il proprio corpo e il proprio dolore che ci porterà nostro figlio. Se si e’ donne che si prendono la responsabilità di quel momento senza delegare a niente e nessuno il proprio parto. Se non si ha paura che qualcuno o qualcosa possa interferire con un momento che e’ nostro e del nostro bambino. In tal caso, nessuna differenza.

Io, invece, avevo una storia difficile con la mia nascita: nata con la ventosa, lesione al nervo ottico, allontanata dalla mamma subito, riportata lavata e pulita come si usa in ospedale.
Quel modo di venire al mondo, per me, non e’ stato un granche’: lo so per i percorsi personali che ho fatto. E’ un imprinting mancato, un primo sguardo mai avvenuto, un dolore alla testa che mi prende ancora oggi ogniqualvolta vedo un film dove nasce un bambino. Forse penserete che sono esagerata… ecco se pensate questo, allora potreste farvi raccontare la vostra nascita e fermarvi a riflettere.
Perciò non volevo che anche mia figlia venisse alla luce così, desideravo per lei una nascita non violenta, pacifica: sulla nascita non violenta vi consiglio un altro testo bellissimo di Frederick Leboyer “Per una nascita senza violenza”, e dello stesso autore un bel libro, compreso di cd con esercizi pratici e vocalizzi, che insegna alle donne a partorire: “L’Arte di Partorire”.
Una nascita pacifica per me significava un luogo tranquillo, musica soft, candele, oli essenziali, il mio compagno e la mia ostetrica, casa mia: niente luci di ospedale, protocolli… e così e’ stato.
Volevo vedere i suoi occhi nei miei appena fuori; volevo abbracciarla immediatamente, attaccarla al seno, farle sentire che il mondo in cui era arrivata e’ un mondo buono tutto sommato. Volevo che sentisse il mio odore e la voce che aveva sentito in pancia. Volevo che si sentisse a casa con la sua mamma e il suo papà.
Così e’ stato. Ho tenuto fino alla fine e mia figlia e’ nata a casa con la lotus birth di cui scriverò a breve un post.

Ho scritto questo post per raccontare ancora della mia esperienza, spesso molte mamme sono restie, nonostante il loro desiderio sia una nascita così. Fa sempre bene leggere di qualcuno che lo ha fatto, che ci crede e che tiene il fine dei propri desideri.
Ho scritto questo post anche per consigliarvi qualche lettura: oltre a quelle già citate, un libro bellissimo che consiglio a prescindere dalla gravidanza o no e’ “La Prima Ferita” di Willi Maurer, “L’Agricoltore e il Ginecologo” di Michel Odent (grandissimo ginecologo e ostetrico che divulga l’importanza di nascite senza violenza), “Sono qui con te” di Elena Balsamo.
Anche su facebook troverete gruppi molto interessanti per avere informazioni sul parto in casa– uno tra tutti Gravidanza e Parto attivo gestito da professionisti competenti – o su come poter stilare il piano del parto da consegnare al proprio ospedale: il piano del parto e’ un documento che si stila insieme al proprio marito o compagno ed ha valore legale, e’ un documento dove si dichiara quello che si desidera e quello che non si desidera, compresa epidurale, peridurale, ossitocina sintetica e altri aiutini. A questo link potete trovare un’idea di testo per stilare il vostro piano del parto.
Infine, ci tengo a lasciarvi questo link al sito dell’associazione Nascere in Casa dove potrete trovare, oltre a tante informazioni e risposte a dubbi frequenti, anche i contatti delle ostetriche che aderiscono al progetto più vicine a casa vostra.

Elimination communication, una questione di comunicazione anche con la pipì e la popò

elimination communication, via il pannolino, come togliere il pannolino

Avete mai sentito parlare di elimination communication?
Questa pratica di spannolinamento precoce viene dagli States, in Italia e’ stato scritto un bel libro per Edizioni Terra Nuova, ‘Senza Pannolino’.
L’autrice Laurie Boucke sostiene la comunicazione con il proprio bambino fin dalla nascita anche nel frangente pipì e popò: al terzo figlio Laurie non ha più voluto saperne di pannolini ed ha testato questo metodo che mette nelle condizioni il bambino di rendersi conto che la pipì e la popò si possono fare non solo nel pannolino, seppur lavabile, ma anche in altri luoghi.

Il controllo dello sfintere fino ai 2 anni circa non c’è, ma quello che si vuole ottenere non e’ il controllo dello sfintere, bensì l’ascolto del piccolino per portarlo alla consapevolezza delle proprie azioni in modo amorevole e sicuro.
I bambini che seguono l’ec da appena nati, entro l’anno e mezzo si spannolinano da soli, e già a un anno riescono a riconoscere e chiamare la pipì appena fatta.
Quello che si vuole incentivare, quindi, e’ la comunicazione tra madre e figlio: mi sento di sconsigliare l’ec se si e’ troppo stressati e stanchi, se si vuole ottenere qualcosa dal bambino, se l’intenzione con la quale lo si fa e’ togliere il prima possibile il pannolino.
L’elimination communication lo si fa per comunicare col proprio figlio, assecondando i suoi bisogni e necessità. Punto.

Come si fa l’elimination communication
Se siete interessati ad approfondire l’argomento, vi consiglio di leggere il libro ricco di esperienze di altri genitori.
Ma volendo riassumere per sommi capi il tutto, direi che si può fare per punti:
* Si sceglie il modo di far fare pipì e popò al bimbo: io ho scelto il vasino, ma si può optare per il lavandino o il gabinetto tenendolo con le gambine a ranocchia. Ho trovato il vasino molto pratico, ovviamente va usato da quando il bambino sa stare ben seduto.
* Si scelgono delle paroline da ripetere ogniqualvolta il pupo fa i bisogni: le mie sono, molto fantasiosamente, ‘pipì’ e ‘popò’. Canto anche una canzoncina quando Iris sta sul vasino.
* Prima di iniziare si monitorano i tempi del bambino per almeno una settimana; quante volte fa pipì al giorno? A che intervalli? E la popò? Si segna su un foglio di carta e tendenzialmente si porta il bambino in bagno a seconda dei tempi riscontrati.
* Si osserva se il bambino, prima di fare la cacca o la pipì, segnala in qualche modo l’arrivo: Iris ad esempio quando poppa, cambia il modo di succhiare se le scappa la cacca.
* Durante la poppata spesso i neonati fanno pipì: si può anche allattare sul vasino.
* Quando si e’ in casa si incoraggia la nudità, ossia pannolino zero o ciripà molto leggeri. Potrebbe fare la pipì in giro, ma pazienza. Se non ve la sentite di affrontare anche questo punto, potete comunque tenere il pannolino.
* L’ec fuori casa: ci sono mamme che fanno ec anche fuori casa, al bar e in treno, portandosi via dei contenitori e tenendo il bimbo in posizione a ranocchia. Io non me la sono sentita, faccio ec parziale, ossia solo a casa e ovviamente dai parenti, ma all’interno di una casa.
* L’ec di notte: anche qui la scelta sarà tutta vostra. Ci sono genitori che svegliano il proprio bimbo la notte per cambiarlo, lo stesso vale per l’ec, possiamo svegliare il bambino per fargli fare la pipì. Anche qui io non me la sono sentita, e preferisco per adesso non svegliarla (neppure per cambiarla).

Questi sono i punti cardine da osservare, insieme a tanto tanto ascolto e pazienza.
Nel primo mese di vita di Iris abbiamo fatto ec: la stendevo sul letto con sotto dei teli assorbenti e impermeabili e lei faceva subito cacca! Poi la stanchezza fisica mi ha fatto demordere, ma ho ripreso al sesto mese della bambina, quando stava seduta e ho potuto iniziare l’uso del vasino.
Iris apprezza il vasino, e’ diventato un nostro momento di gioco e scherzo, mentre aspettiamo la pipì e la popò. Diciamo che sono anche fortunata, perche’ la mia bambina e’ un orologio svizzero e la cacca la fa sempre alla stessa ora. Un po’ più dura con la pipì, ma io tento lo stesso. Se non vuole stare sul vasino, ovviamente non insisto e la tiro subito su.
Ormai la cacca la fa sempre nel vasino, e sembra quasi che aspetti quel momento per farla. Se scappa la fa anche nel pannolino, ma rari sono i casi.

Succede poi, certe volte, che ci sia tra me e lei una comunicazione sottile: mi arriva una voce in testa, un pensiero, che a lei scappa la pipì o la popò, andiamo in bagno, sul vasino e… Non sbagliamo mai!

Se volete altre informazioni su l’ec potete scrivermi a giu.landini@gmail.com

i nostri fini per te

Quando sei nata io e il papà ti abbiamo comunicato i fini nell’educazione che abbiamo scelto per te. Appena sei uscita hai piantato quei tuoi grandi occhioni nei miei, lo chiamano il primo sguardo, e ci siamo amorevolmente riconosciute. Poi ti ho stretta a me e, immersa nel profumo di lavanda e nei miei ormoni, ti ho comunicato, insieme a papà, quello che abbiamo scelto per te.

Lo voglio scrivere anche qui, in modo che rimanga tutto completamente espresso e sempre più reale, poiché ogni cosa che viene condivisa con il resto del mondo, lo e’ un po’ di più.
I fini che abbiamo scelto per te Iris sono che tu sia un Individuo Libero e completamente espresso e che tu possa amare la Vita in tutte le sue sfumature.
Semplice pare. Ma mi sono resa conto da quando ho cambiato la mia vita, che le cose semplici non sono facili, ma spesso piuttosto complesse (e non complicate, scusate il gioco di parole, ma quando ce vo’ ce vo’).

Cosa significa libera e completamente espressa? Significa che tu possa illuminare la tua realtà con tutto il tuo essere; significa aiutarti a scoprire i tuoi talenti e il perche’ sei arrivata in questo mondo; significa mostrarti le cose così come sono, senza aggiungere o togliere niente; significa imparare ad accettare insieme a te la realtà della vita e del nostro esistere, senza resistere e forzare; significa insegnarti a non sminuire o a non dare troppa importanza a ciò che non ne ha; significa insegnarti il valore del non ferire l’altro, imparando a rispettarlo l’altro; significa insegnarti a riconoscere quella voce interiore dell’Io, quella che ha sempre ragione e che tutto sa e può.
Significa insegnarti – e insegnarci – a vivere questa Vita da Essere Umano.

Tra pochi giorni avrai 7 mesi: ora stai seduta da sola, ti porti il piedino alla bocca, dai i bacini e le carezze alla mamma e al papà, la notte ogni tanto ti svegli e sorridi e gridi anche un po’.
Sei una bambina gioviale, simpatica e molto aperta, ti piace stare con le persone, anzi ti piacciono più le persone che le ‘cose’ che noi adulti tentiamo di propinarti.
Hai iniziato a ‘rubarci’ il cibo dal piatto, ieri ti sei mangiata dei pezzettini di dosa fermentati e della farinata di ceci. Ogni tanto fai la cacca nel vasino, e anche la pipì.
Sei bella come un fiore. Completamente espressa.
Ed io ti amo ogni giorno di più.

Sull’educare con amore e fermezza e sull’importanza dei fini nell’educazione, consiglio a tutti i genitori di leggere la splendida collana su ‘L’Arte di Educare’ del Centro Studi Podresca, 7 libri di grande valore che riassumono i grandi passi quotidiani per stare insieme a un bambino, educandolo con responsabilità e senso della vita.

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alla fine vinco io

io vinco

Certe volte di fronte a te mi sento inadeguata. Dentro ho tanti di quei mostri che emergono nei momenti di crisi, quando non ti so stare di fronte, quando i tuoi pianti mi sovrastano ed io vorrei smettere di esistere. Quando niente placa la tua disperazione, ed io non so perche’, non so interpretare sempre quel tuo pianto disperato. E allora mi arrabbio. Con te, ma soprattutto con me:Perche’ non sono una brava madre. Perché la farò crescere piena di paturnie. Perché non so stare di fronte ai suoi bisogni‘.

Ma mi sento ancora più inadeguata quando, passate le lacrime, ti abbraccio di nuovo e tu mi guardi e il tuo volto si accende come il sole, quando mi vede. Lì sento la gioia di essere tua madre, insieme all’inadeguatezza del ruolo.

I bambini sono maestri. Ho imparato così tante cose di me, grazie a te, in questi sei mesi. Le hai rese reali e, si sa, la consapevolezza porta alla risoluzione del conflitto. O almeno si tenta.
Tra le tante, voglio che tu sappia questa.
Per mia mamma, che e’ tornata a lavoro quando io ero molto molto molto piccola (ma forse non sarei stata mai abbastanza grande), c’era sempre qualcosa da fare: il bucato, da mangiare, lavorare, pulire il bagno… ed il tempo insieme a me si riduceva inesorabilmente.
Si dice che le modalità disfunzionali si passino da genitore a figlio, e credo che qualche radice di questo comportamento sia attecchita anche dentro di me.
La vedo chiara.
Sono sul tappeto insieme a te e la mia mente mi dice che c’è il bagno sporco e il bucato da fare. Vorrei fuggire da te in quel momento. Ma sono più forte io. E tengo.
Allora giochiamo insieme, poi c’è da preparare il pranzo, ti lego in fascia e lo prepariamo insieme. Succede spesso che tu ti addormenti in fascia mentre mi osservi tagliuzzare, impastare, mescolare: e allora, come ieri, mentre preparavo i biscotti alle nocciole, le nocciole le ho tritate col martello per non svegliarti.

Alla fine spesso vinco io e non la mia mente.
E nonostante il senso di inadeguatezza e mancanza di valore, io rimango la tua mamma che ti ama più di qualsiasi cosa al mondo.

un altro blog che parla di figli. Ma perché?

Perché direte voi? Che bisogno c’era dell’ennesimo bloggettino che tenta di risolvere l’ego di mamma, che racchiude più o meno l’esperienza che tante altre hanno, che parla di tette-pappe-nanne, di bisogni della mamma, di quanto sia difficile stare di fronte a tuo figlio che piange e di metodi educativi ‘Perché tanto il mio e’ meglio del tuo’?

Non ce n’era probabilmente bisogno. Sono mesi – esattamente 15 (9 di gravidanza e 6 di vita tra le braccia) – che leggo blog stupendi di madri stupende, ecologiche, tecnologiche, fashioniste, stanche, spaesate, felici e creative, ad alto contatto e a basso contatto.
Sono mesi che farcisco la mia mente di belle e brutte esperienze altrui.

E qui arriviamo al punto, del Perché un altro blog che parla di figli.
Tento di spiegarvelo per punti.

Punto primo
La figlia stavolta e’ la mia: si chiama Iris, ha sei mesi ed e’ stata cercata tantissimo, quasi due anni per l’esattezza. E’ giunta a noi dopo una gravidanza andata male, quel bellissimo fiore che e’ stato nel mio grembo un paio di mesi e’ scivolato sulle dolci acque del Fiume Brenta un pomeriggio di marzo di due anni fa.
Quindi, ogni guaglione e’ bello a mamma sua.

Secondo punto
Ho aperto questo blog con l’intenzione di lasciare una testimonianza viva a mia figlia di quello che siamo state. E siccome sono una scrittrice, che cosa di meglio se non un blog? Inoltre, il mio lato malinconico mi porta a segnare ciò che e’, o su un taccuino o sullo schermo del pc; ma non e’ proprio tutto qui. Percorsi personali molto profondi di questi anni, mi hanno fatto comprendere quanto il rapporto con mia madre sia stato fondamentale nella formazione di ciò che sono oggi, nel bene, ma anche nel male. Per comprendermi ho dovuto spesso comprendere lei. E non sempre avevo gli strumenti. Così se un giorno mia figlia Iris ne avrà bisogno, eccoli qua (almeno qualcheduno).

Terzo Punto

licoli
il mio licoli centenario – ossia una pasta madre in coltura liquida – si chiama Costanza.

Questo blog si chiama Pancia e Madre – Dopo la pasta madre venne la Pancia.
Cosa c’entra la pasta madre vi chiederete probabilmente?
Nella vita faccio la scrittrice e giornalista: scrivo di ecologia applicata, ossia come portare le buone pratiche ecologiche nella propria vita. Collaboro con alcune riviste del settore e ho scritto dei libri. Ho un altro blog, il mio amato SEMINTERRA.COM, dove riporto i miei esperimenti ed esperienze in tal senso.
Se leggerete seminterra, vi accorgerete che tutto per me e’ partito dalla pasta madre: e con tutto intendo un cambiamento interiore ancora in corso – e credo che lo sarà per sempre – che mi ha portato ad essere un individuo migliore. E anche ad avere mia figlia.
In uno dei prossimi post approfondirò l’argomento, promesso!
Non sono ‘cose’ facili da riportare per iscritto, ci vuole tempo e fermentazione, proprio come con la pasta madre.

Quarto Punto
Fare la mamma e’ un gran casino. Non c’è’ niente da fare, e’ esattamente così. E possono dirtelo tutte
le volte che vogliono, ma solo quando ti ritrovi il pargolo tra le mani te ne rendi conto.
Fare la mamma significa re-imparare tutto da zero, l’A,b,c della Vita da zero. Almeno per me. Significa smettere di sentirsi in colpa, smettere di giudicarsi, di voler fare la casalinga disperata, significa smettere di mettersi sempre, costantemente in primo piano (ORA C’E’ TUO FIGLIO!), significa anche accettare i propri peli e la stanchezza estrema che ti coglie al calar del sole, proprio quando tuo figlio esige di più da te.
Ma soprattutto significa trovare in se’ risorse inedite, che erano nascoste nei pertugi del tuo cuore e dei tuoi muscoli, risorse che non credevi di avere, abilità da Wonder Mamma! Da circense! Da Mago Zurlì! Cuoca e intrattenitrice! Scalatrice di vette, neanche Messner!
E la buona notizia e’ che ce le hai davvero!
Quindi, per concludere questo quarto punto: fa sempre bene leggere le esperienze delle altre mamme, rincuora e rinvigorisce. Perciò, eccovi la mia!

Vi lascio con questa storiella che, riletta a sei mesi di distanza, sento molto vera!
“A chi mi da consigli,
come crescere i miei figli,
dico: Passa un po’ al mattino
con cornetto e cappuccino,
fai la spesa, fa’ il bucato,
fammi un po’ riprender fiato,
lava un po’ di pavimenti,
fammi pranzi succulenti,
rigovernami il lavello,
lo stendino è nel tinello,
c’è la scopa in ripostiglio,
e a me lasciami mio figlio!”

nove mesi

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Eccoli i nove mesi più grandiosi, innamorati, strani, difficili, poetici, incredibili della mia vita che stanno per finire.
Nove mesi, 37 settimane (circa), 270 giorni (circa), 6480 ore (e il circa va da se’), trascorsi in compagnia di un Essere che cresce ogni giorno dentro me: sempre un po’ di più, sempre diverso. Prima la testa, poi la spina dorsale, il cuore, l’intestino, le gambe, i piedi, le mani, la sua personalità, la faccia, ‘Oddio somiglia a me, no a me! Ha l’arcata sopracciliare come la tua Giulia!, e le labbra splendide e carnose come il papà”…
Niente e nessuno potrà ridarmi indietro questi giorni, ore, momenti incredibili, di nausea, di contrazioni, di ossitocina&Amore per l’Umanità, e non solo per quella che cresceva dentro di me.
Mentre scrivo piango. Piango di Amore per la Vita, per quello che un Uomo e una Donna sono in grado di generare, lo scrivo per me, per Papà Fabrizio (incinto anche lui quanto me, sia chiaro!), e per la piccola Iris che sta per nascere, un giorno magari vorrai leggere i deliri della mamma mentre ti aspettava.

Nove mesi fatti di incontri straordinari, fuori e dentro, di momenti difficili, di pensieri sognanti, di uno spazio dentro che non conoscevo, di speranza per l’umanità intera, di stanchezza, piedi gonfi, vomitini, mal di schiena. Nove mesi fatti a immaginare Te, piccola creatura che hai scelto me come Mamma, che onore quando ci penso, che gratitudine infinita.
Nove mesi a immaginare il tuo volto, le tue gambe lunghe come le mie, il colore dei capelli, le tue abilità, i tuoi pianti e sorrisi, a immaginare te adolescente, poi adulta come me, quando anche tu attenderai un piccolo bambino… Nove mesi a immaginare la nostra vita insieme a te.

E poi il desiderio di darti qualcosa di migliore, una casa alla nostra altezza, una nascita con dignità, un’entrata nella Vita degna di un Essere Umano; ma soprattutto di darti Iris due genitori che sanno fare delle scelte, due Individui responsabili che possano assicurarti quello che ti spetta per davvero.
Mi rendo conto che sei arrivata quando entrambi siamo stati un po’ più pronti per accoglierti: ora che sappiamo stare eretti davanti alle difficoltà continuando a scegliere e a stare nella Vita come protagonisti. Grazie a te per tutto quello che hai già fatto e ci hai già donato.

Grazie per i tuoi piedini che ora premono costantemente sulle mie costole.
Grazie per la tua testolina che preme sulla mia vescica e mi fa andare in bagno 1000 volte al giorno.
Grazie per le notti agitate.
Grazie perche’ oggi amo ancora di più tuo papà.
Grazie per i 14 kg presi e la ritenzione di liquidi.
Grazie Iris perche’ ho compreso cosa significa mettersi completamente a disposizione dell’Altro.
Grazie Iris perche’ ti fai immaginare guardando le nuvole.
Grazie per avermi fatto diventare la tua mamma.

Con Amore.
Mamma Giulia

sono nata a casa

mi chiamo Iris e sono nata a casa. Ho quasi sei mesi e la mia mamma sta con me. Vi racconto la mia nascita, il primo ricordo di questo blog che leggerò quando sarò grande.

Il giorno prima della nascita di Iris mi sentivo completamente tra le nuvole, sospesa in un non luogo. Sentivo che stava per arrivare. Io e Fabrizio avevamo fatto la spesa, pulito casa a fondo, fatto la marmellata di pesche, rinfrescato la pasta madre: sapevamo sarebbe arrivata.

nati in casa, lothus birth

dice la mamma…
… “Era il 29 agosto.
Nel pomeriggio andata a mangiare un gelato con la cara amica Iolanda e lì ho compreso che il momento si stava avvicinando: le contrazioni erano cambiate rispetto a quelle dell’ultima settimana. Erano le 17 e posso dire che i primi avvertimenti sono iniziati lì. Con la mia cara Iolanda.
Poi siamo andati a cena dai suoceri e abbiamo scherzato sul fatto che se Iris nasceva quella notte, sarebbe venuta al mondo lo stesso giorno della nonna e zia paterna. Così e’ stato.
Poi qualcuno me lo spiega come mai tre donne di una stessa famiglia possano nascere lo stesso giorno a 31 anni di distanza…
A quel punto, erano le 22, le contrazioni si erano fatte decise e i dubbi se sarebbe nata oppure no svaniti! Arrivati a casa, Iris bussava in modo frequente ma irregolare: abbiamo chiamato Elena che ci ha confermato che fino a quando io riuscivo a scrivere messaggi o chiamare, non importava essere in allarme! Dopo un’ora, infatti, riuscivo solo a essere dentro di me, in ascolto del dolore e di mia figlia che stava per nascere.

Elena e Laura sono arrivate credo a 00.30 circa, il tempo scorreva ma io ero in una dimensione dove ne’ spazio ne’ tempo esistevano. Elena e Laura sono state Angeli in ascolto del mio corpo e della mia bambina, discrete nella loro presenza, mi hanno sostenuta e massaggiata, consigliata…
Poi le acque si sono rotte, intorno alle 3 del mattino, e sono arrivate le spinte: io spingevo tanto e forte, ma non era mai abbastanza. Ho solo un ricordo fortissimo e impresso nella mia mente come un sigillo: mio marito che mi sosteneva sia fisicamente che moralmente, ed Elena che mi faceva forza con le parole e calde spugnature; sentivo la sua fermezza e la sua coerenza di vera professionista in ogni sua parola, sguardo e tocco. Anche quando ho compreso che qualcosa non andava. Iris non era ben incanalata, stava facendo fatica ad uscire in questo mondo! E infatti e’ nata di faccia, senza fare la giravolta che di solito fanno i neonati.
E nonostante questo la fermezza e il coraggio di Elena mi commuove tuttora quando ripenso a quel momento: perche’ con tutta la sua onestà e professionalità ha riconfermato la nostra scelta di voler far nascere Iris a casa.

Così e’ stato e alle 4.41 del 30 agosto e’ nata la mia splendida bambina. Il parto e’ stato uno dei momenti più belli della nostra vita. Ci ha resi ufficialmente una famiglia. Sono nati un padre e una madre.
Iris, Giulia e Fabrizio